Scegliere chi essere
La settimana scorsa ti ho raccontato di inizi. Di onde viste, prese e lasciate prima che arrivassero a riva. Del problema che non e' mai fuori.
Questa settimana ti racconto cosa c'era e succedeva dentro.
Non possiamo nascondere nulla a noi stessi.
I fallimenti non scompaiono quando smetti di raccontarli. Sono incisi nella psiche. Li senti ogni volta che ti guardi allo specchio e sai che la versione che mostri fuori non corrisponde mai a quella che vivi dentro.
E non c'e' fallimento piu' grande di quello che si prova verso se stessi. Nel proprio io, nella propria mente, nel proprio silenzio.
Per anni ho fatto esattamente questo.
Mostravo una versione di me costruita per sopravvivere. Un ammasso di abitudini raccolte nel tempo, alcune da bambino quando cercavo attenzione, altre da ragazzo quando cercavo rispetto, altre ancora da adulto quando cercavo di dimostrare che ce la potevo fare.
E a un certo punto quelle abitudini hanno preso il sopravvento e sono diventate me. “Sono fatto cosi'.” “E' la mia natura.” “Io funziono cosi'.”
Ma non era vero. Non avevo scelto niente di tutto quello. Lo avevo solo ereditato, pezzo dopo pezzo, senza mai fermarmi a chiedere: mi serve ancora? Mi rende migliore? Mi porta dove voglio andare?
Senza mai farmi la domanda piu' giusta: queste cose mi stanno trattenendo esattamente dove non voglio stare?
Ho scritto nel mio diario: “Ho sempre pensato che gli altri erano migliori di me. Che avevano qualcosa in piu'. Che erano piu' capaci, piu' attraenti, piu' performanti.”
E li' ho capito il primo errore. Non stavo gareggiando con loro. Stavo gareggiando con la mia idea di loro. Partivo, quindi, gia' sconfitto.
Perche' l'unica competizione che conta e' quella con te stesso. Non con chi pensi che gli altri siano. Ma con chi sai di poter diventare.
E quella competizione non la vinci con il talento. La vinci grazie alla tua resistenza.
C'e' una frase che mi porto dietro ovunque vada.
“La tensione nasce dall'essere chi pensiamo di dover essere. Il rilassamento arriva solo quando siamo chi siamo.”
Pensaci un secondo. Quanto della tua giornata la passi a essere chi pensi di dover essere? Per il lavoro, per gli altri, per l'immagine, per le aspettative che nessuno ti ha chiesto di soddisfare.
E quanta la passi a essere semplicemente te?
Quella tensione che senti nel petto, quella che non sai come chiamare, quella di cui ho parlato nella prima lettera, non e' stress. Non e' ansia. E' la distanza tra chi sei e chi fingi di essere. E piu' quella distanza cresce, piu' il rumore che produce diventa forte.
Un giorno ho letto una cosa che ha cambiato il modo in cui guardo tutto.
Cio' che pensiamo, il come ci sentiamo e il come agiamo determina la nostra personalita'. E la nostra personalita' determina la nostra realta'.
Se i tuoi pensieri di oggi sono gli stessi di ieri, se le tue abitudini di questa settimana sono le stesse dell'anno scorso, se le tue reazioni sono sempre quelle, cosa resta della tua evoluzione?
Se non sei guidato dalla tua visione del futuro, resti aggrappato alle emozioni del passato. E la tua personalita', invece di portarti avanti, ti trascina indietro. Dove sei gia' stato. Dove non vuoi tornare ma dove lei si sente al sicuro, a casa, in un posto noto.
Qualcuno ha detto che essere imbattibili non significa non prendere colpi. Significa che i colpi non ti fermano, perche' impari ad incassarli.
Il danno e' temporaneo. La fiducia e' permanente. Ma solo se la costruisci ogni giorno. Non con l'ego. Con la preparazione. Con la ripetizione. Con il rifiuto di vedere i fallimenti come sconfitte.
Puoi rallentare, certo. Ma non fermarti. Il momentum non si perde per un colpo. Si perde quando scegli di non rialzarti.
E io di colpi ne ho presi. Tredici anni di colpi travestiti da inizi. Ma non mi hanno fermato. Mi hanno insegnato una cosa, il segreto non e' sapere chi sei. E' scegliere chi vuoi diventare.
Ogni mattina ho iniziato a fare una cosa semplice. Mi alzo, e prima di fare qualsiasi altra cosa, mi chiedo: chi scelgo di essere oggi?
Non e' meditazione. Non e' un mantra. E' una decisione. Deliberata. Ogni giorno.
E' la vera liberta'.
Perche' le abitudini che hai ereditato non sono te. Le convinzioni che hai accettato senza pensarci non sono tue. Ogni “sono fatto cosi'” merita di essere rimesso in discussione.
E quando inizi a scegliere i tuoi comportamenti, deliberatamente, uno alla volta, succede qualcosa di inaspettato. Quei nuovi comportamenti creano una nuova identita'. E quella nuova identita' crea una nuova realta'. E quella nuova realta' crea una nuova vita.
Non e' filosofia. E' quello che e' successo a me.
Due anni dopo aver iniziato a scrivere il mio diario, lo rilessi dall'inizio.
Trovai uno Stefano in fuga continua. In lotta con se stesso. Pieno di abitudini che non aveva mai scelto, tra droghe, alcool, feste e tempo perso.
Uno Stefano che gareggiava con la sua idea degli altri invece che con la sua idea di se'.
Due anni dopo, ho ritrovato uno Stefano diverso. Non uno che aveva trovato le risposte. Ma uno che aveva smesso di cercarle fuori.
Un monaco non prega. E' lui che e' in preghiera. Un monaco non compie un gesto. Diventa lui quel gesto. Questo l'ho sentito in un tempio in Giappone, in un posto che si chiama Koyasan. Ma questa e' un'altra storia.
Se elimini tutto, le abitudini che non hai scelto, le convinzioni che hai accettato in blocco, la tensione di essere chi pensi di dover essere e concentri la tua energia su cio' che vuoi davvero, diventi energia. E dove incanalarla lo scegli solo tu.
C'e' un momento preciso in cui tutto cambia. Non quando capisci cosa non va. Quello lo sai gia'. Cambia quando decidi che il vecchio te non viene piu' con te. Quando lo lasci li', con le sue abitudini, le sue paure, le sue scuse. E inizi a camminare da solo verso qualcuno che non esiste ancora ma che senti gia' dentro. Da quel momento il gioco diventa un altro. Diventa bello. Duro, ma bello. Perche' la fatica ha finalmente un senso. E come tutto cio' che vale, richiede pratica
un comportamento alla volta
un giorno alla volta
una scelta alla volta
Non devi dimostrare chi sei a nessuno.
Devi solo esserne sicuro.
La domanda e': se domani potessi scegliere chi essere, chi saresti?
Ma soprattutto, quali comportamenti e abitudini quella persona dimostrerebbe a se stessa?
Risponditi con onesta'. E inizia.
Provaci. E se ti va, rispondimi a questa email e dimmi com'e' andata.
Cinquantaquattro tentativi per essere migliore.
Questo e' il secondo.
Un saluto, Stefano.
La prossima settimana: il prezzo che nessuno vuole pagare.